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Le sue labbra
sfrontate sono state per me il pozzo del mio desiderio.
Non perché siano
carnose e voluttuose.
Ma per le parole che
emettevano. Ho sentito certe cose che mai mi erano arrivate.
Se dovessi dire
adesso da dove tutto ciò sia iniziato, direi dalle sue parole,
dense, dirette, calligrafiche, sinuose, un canto di sirena, per
il quale anche io ho preferito legarmi e starlo a sentire,
piuttosto che rinunciare. Le sue parole di vita e di amore, di
storie e di versi, mi hanno stregato, senza antidoto.
Quando mi è capitata
davanti, con la sigaretta tra le dita e il suo fumo sulla
faccia, ogni cosa è scomparsa. Piena, Siria è piena. Ho subito
creduto di amare i suoi fianchi larghi e matriarcali, ho subito
dormito mentalmente sui suoi seni, morbidi e accoglienti, l’ho
spogliata con gli occhi. Poco tempo. L’ho spogliata ancora. Con
le mani. Mi è apparsa nuda, più nuda della terra. E l’ho
percorsa, neo dopo neo, vertebra dopo vertebra, cercando negli
angoli i suoi mille profumi, perdendomi nei suoi capelli. Ho
sentito il suo ventre vibrare e dopo la sua anima corrermi
incontro. Mi ha lasciato entrare come un raggio di sole passa
nelle nuvole, e quelle nuvole mi son rimaste addosso. L’ho avuta
per il gusto di averla, si è data per il gusto di darsi, per la
sua stregoneria, per la sua carica di sensi che mi apre dentro,
ho avuto il suo corpo nella forma concreta del mio desiderio. Ci
siamo appartenuti. Ci siamo rapiti ubriacandoci di noi. Con la
giusta dose di egoismo e amore.
L’ho guardata esausta
sul campo di battaglia, mi sorrideva come fosse la più audace
delle lune. Non era smarrita. Non era spaventata. Si è messa al
mio fianco. Mi ha sorriso sul cuore.
Ho preso il viso tra
le mie mani. L’ho sentita tremare negli occhi dalla commozione.
“ Voglio stare al tuo
fianco, ti prego”.Mi ha sussurrato. Ed io l’ho guardata,
diversa. Ancora più bella, ancora più vera, ancora più mia.
Anche io la pregavo, per la stessa cosa. Ho preso le lenzuola,
per coprirla, ho accolto il suo volto sul mio petto. Ho
accarezzato i suoi capelli con le mie mani, lei intanto mi
stringeva fortissimo, proprio come io in silenzio avrei voluto.
Siamo rimasti così, abbracciati l’uno con l’altra. E ci siamo
sognati, ogni tanto. Le sue labbra ancora mi hanno preso, come
un vortice, ma non erano baci di carne i suoi sigilli sulla mia
essenza. Erano baci più profondi. L’ho vista schiudersi dal suo
guscio, l’ho aiutata perché non soffocasse, l’ho sentita, si
l’ho sentita raccontarsi ed ascoltarmi. Ho schiuso la mia anima,
perché lei raccogliesse i miei fiumi.
I nostri calendari
non hanno inizio, né fine, i nostri calendari non contano gli
istanti o i giorni.
I nostri calendari
sono passi sempre più a fondo, l’uno dentro l’altra.
Di tutti i beni, è
tra i più preziosi. E ho gridato il mio amore, e lei ha tenuto
una nota lunga per continuare a cantarmelo.
“ Non mi hai mai
nemmeno graffiato, io sto bene, così, con te”.
Non sappiamo dove
stiamo andando, né il tempo né cosa ci è concesso. Ci muoviamo
in geografie di solidali tragitti. Ma gli abissi che
incontreremo, chi può conoscerli al di là delle cartografie
redatte?
Ci stringiamo, ogni
giorno di più, ogni giorno più forte. E questo non fa paura.
Fra di noi, ora, c’è
il frutto di quel che insieme siamo, del nostro essere uno,
frutto succulento che matura, che germoglia, oltre le stagioni e
i vettori, fra di noi c’è molto di più del sotto epidermide.
C’è l’invisibilità
delle cose che per sempre, si per sempre ci ha amalgamato.
Scherza spesso, a
volte gioca. A volte la prendo in giro. Ma niente è davvero
nocivo.
Ha un pezzo del mio
cuore, ho un pezzo del suo, si stanno lentamente sigillando per
un solo unico cuore di cui non conosciamo il battito, ma pulsa,
questo piccolo cuore nuovo, metà suo, metà mio.
Le fo del bene, me lo
ripete continuamente. Abbiamo bisogno di noi. Ci siamo cercati,
sperati, intravisti prima ancora che sapessimo di esistere l’uno
per l’altra.
Anche ora, qui stretta sui miei fianchi, lei sogna, dopo avermi
accarezzato con le sue parole, i suoi sguardi, i suoi sospiri,
sogna, e sebbene io non ricordi mai i sogni, so domani che mi
sorriderà, perché mentre sogna se li inventa anche per me.Per
questo la stringo, perché non si esali come i vapori del sogno,
ma resti qui, dentro di me, ancora per lunghi viaggi, a navigare
in queste onde di inchiostro e sangue con cui scriviamo nei
giorni la più bella storia.
Erikal.
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