"Io credo questo:le fiabe sono vere.Sono prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, sono il catalogo dei destini che possono darsi un uomo e una donna" (I.Calvino-"Fiabe Italiane")
 

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Le onde invisibili

 

Le sue labbra sfrontate sono state per me il pozzo del mio desiderio.

Non perché siano carnose e voluttuose.

Ma per le parole che emettevano. Ho sentito certe cose che mai mi erano arrivate.

Se dovessi dire adesso da dove tutto ciò sia iniziato, direi dalle sue parole, dense, dirette, calligrafiche, sinuose, un canto di sirena, per il quale anche io ho preferito legarmi e starlo a sentire, piuttosto che rinunciare. Le sue parole di vita e di amore, di storie e di versi, mi hanno stregato, senza antidoto.

Quando mi è capitata davanti, con la sigaretta tra le dita e il suo fumo sulla faccia, ogni cosa è scomparsa. Piena, Siria è piena. Ho subito creduto di amare i suoi fianchi larghi e matriarcali, ho subito dormito mentalmente sui suoi seni, morbidi e accoglienti, l’ho spogliata con gli occhi. Poco tempo. L’ho spogliata ancora. Con le mani. Mi è apparsa nuda, più nuda della terra. E l’ho percorsa, neo dopo neo, vertebra dopo vertebra, cercando negli angoli i suoi mille profumi, perdendomi nei suoi capelli. Ho sentito il suo ventre vibrare e dopo la sua anima corrermi incontro. Mi ha lasciato entrare come un raggio di sole passa nelle nuvole, e quelle nuvole mi son rimaste addosso. L’ho avuta per il gusto di averla, si è data per il gusto di darsi, per la sua stregoneria, per la sua carica di sensi che mi apre dentro, ho avuto il suo corpo nella forma concreta del mio desiderio. Ci siamo appartenuti. Ci siamo rapiti ubriacandoci di noi. Con la giusta dose di egoismo e amore.

L’ho guardata esausta sul campo di battaglia, mi sorrideva come fosse la più audace delle lune. Non era smarrita. Non era spaventata. Si è messa al mio fianco. Mi ha sorriso sul cuore.

Ho preso il viso tra le mie mani. L’ho sentita tremare negli occhi dalla commozione.

“ Voglio stare al tuo fianco, ti prego”.Mi ha sussurrato. Ed io l’ho guardata, diversa. Ancora più bella, ancora più vera, ancora più mia. Anche io la pregavo, per la stessa cosa. Ho preso le lenzuola, per coprirla, ho accolto il suo volto sul mio petto. Ho accarezzato i suoi capelli con le mie mani, lei intanto mi stringeva fortissimo, proprio come io in silenzio avrei voluto. Siamo rimasti così, abbracciati l’uno con l’altra. E ci siamo sognati, ogni tanto. Le sue labbra ancora mi hanno preso, come un vortice, ma non erano baci di carne i suoi sigilli sulla mia essenza. Erano baci più profondi. L’ho vista schiudersi dal suo guscio, l’ho aiutata perché non soffocasse, l’ho sentita, si l’ho sentita raccontarsi ed ascoltarmi. Ho schiuso la mia anima, perché lei raccogliesse i miei fiumi.

I nostri calendari non hanno inizio, né fine, i nostri calendari non contano gli istanti o i giorni.

I nostri calendari sono passi sempre più a fondo, l’uno dentro l’altra.

Di tutti i beni, è tra i più preziosi. E ho gridato il mio amore, e lei ha tenuto una nota lunga per continuare a cantarmelo.

“ Non mi hai mai nemmeno graffiato, io sto bene, così, con te”.

Non sappiamo dove stiamo andando, né il tempo né cosa ci è concesso. Ci muoviamo in geografie di solidali tragitti. Ma gli abissi che incontreremo, chi può conoscerli al di là delle cartografie redatte?

Ci stringiamo, ogni giorno di più, ogni giorno più forte. E questo non fa paura.

Fra di noi, ora, c’è il frutto di quel che insieme siamo, del nostro essere uno, frutto succulento che matura, che germoglia, oltre le stagioni e i vettori, fra di noi c’è molto di più del sotto epidermide.

C’è l’invisibilità delle cose che per sempre, si per sempre ci ha amalgamato.

Scherza spesso, a volte gioca. A volte la prendo in giro. Ma niente è davvero nocivo.

Ha un pezzo del mio cuore, ho un pezzo del suo, si stanno lentamente sigillando per un solo unico cuore di cui non conosciamo il battito, ma pulsa, questo piccolo cuore nuovo, metà suo, metà mio.

Le fo del bene, me lo ripete continuamente. Abbiamo bisogno di noi. Ci siamo cercati, sperati, intravisti prima ancora che sapessimo di esistere l’uno per l’altra.

Anche ora, qui stretta sui miei fianchi, lei sogna, dopo avermi accarezzato con le sue parole, i suoi sguardi, i suoi sospiri, sogna, e sebbene io non ricordi mai i sogni, so domani che mi sorriderà, perché mentre sogna se li inventa anche per me.Per questo la stringo, perché non si esali come i vapori del sogno, ma resti qui, dentro di me, ancora per lunghi viaggi, a navigare in queste onde di inchiostro e sangue con cui scriviamo nei giorni la più bella storia.

 

 Erikal.

 
 

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