La ragazza sbagliata (Giampaolo Simi) recensione


La ragazza sbagliata, Giampaolo Simi (Sellerio, 2017)

Ed è una Repubblica che sta riscoprendo, dopo anni terribili e sconvolgenti, i valori della legalità e della giustizia”

1993. Un anno dopo le stragi di Falcone e Borsellino. L’anno dell’entrata in vigore del nuovo codice penale. L’anno della strage dei Georgofili, dell’inchiesta “Mani Pulite” che avanza, della falsa notizia di avviso di garanzia a Prodi. Sono anni incerti, di nuove strategie della tensione, anni colmi di misteri e di rischi per la democrazia, sono in gioco credibilità e senso dello Stato, sono gli anni in cui gli strumenti per le indagini si stanno rapidamente aggiornando e in cui l’ombra dell’uranio impoverito si staglia sui nostri militari. Sono gli anni in cui non c’erano gli smartphone, i social ma c’erano la Smemoranda che usavamo come un diario, le scarpe LA Gear e un giovanissimo regista di nome Quentin veniva premiato a un festival di Viareggio.

Dovessi riassumere in poche righe la Versilia, direi che il mare è la coperta, la spiaggia il risvolto morbido del lenzuolo. E se le Alpi Apuane sono la testata del letto,le colline coperte di ulivi e castagni sembrano cuscini per appoggiare la testa. “

Il 1993 sembra molto lontano, vicinissime sembrano invece le vicende dei ragazzi dopo la maturità che dalla città vengono in Versilia a trascorrere le vacanze: le feste, gli scooter, i tornei di beach volley, i ricordi dolci e agri dei primi innamoramenti. Così doveva essere l’estate di Irene, studentessa modello, volontaria sulle pubbliche assistenze che scompare misteriosamente il 7 luglio di quell’anno. Accusata del suo omicidio sarà Nora Beckford, la figlia di un noto scultore di marmo che ha scelto la Versilia per vivere e creare nel suo atelier “La Scuda”. E’ nel 2016, ossia del tempo della crisi dei giornali, dell’Isis, dei ricordi ravvicinati che tutto ciò riaffiora e torna alla ribalta grazie a una nuova indagine del giornalista Dario Corbo. Il miglior cronista di quello che fu un caso di cronaca nera eclatante, cerca infatti il riscatto sociale e economico nel tentativo di scrivere un libro autofiction su quell’omicidio con la possibilità di ribaltare la verità.

Non vogliamo la verità, anzi, paghiamo volentieri perché ci spostino la verità dove non possiamo vederla”

In questo lavoro la scrittura di Simi si conferma limpida, efficace e, unita a un accurato lavoro di ricerca e organizzazione della materia, rende la lettura scorrevole, calamitando l’attenzione del lettore in modo costante e coinvolgente. Un giallo serrato che torna a fare della Versilia nella sua complessità paesaggistica tra mare, colline e montagne lo scenario perfetto per un crimine che solo apparentemente ha, nella sua crudeltà, dell’ordinario. La bravura di Simi non è soltanto nell’abilità di tessere una trama credibile in cui storia personale e storia nazionale si intrecciano: i personaggi sono ben delineati e approfonditi con maestria nella loro evoluzione ma anche nella percezione reciproca di coloro che si muovono nella scena. Ciò che rende questo romanzo particolare e notevole è la capacità alchemica dello scrittore di rendere così fluido l’approfondimento del caso e della relativa inchiesta con delle pagine difficili e preziose della nostra storia. Questo romanzo è importante perché rileggere tutto ciò a distanza di anni in modo organico e con gli occhi di oggi fa davvero male: fa ricordare, fa capire, fa svegliare.

La memoria alleggerisce il passato e lo rende trasportabile”

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