Intervista a Piergiorgio Pulixi, Premio Garfagnana in giallo


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Fonte https://www.versiliatoday.it/2016/12/01/piergiorgio-pulixi-vince-premio-garfagnana/

Pulixi è tornato nella provincia lucchese aggiudicandosi il premio “Garfagnana in giallo” per il suo ultimo libro “Prima di dirti addio”, volume che chiude la serie noir poliziesca incentrata sull’ispettore Mazzeo. Proprio un anno fa il giovane autore cagliaritano aveva incontrato i suoi lettori alla libreria “La Vela” di Viareggio. In questa intervista ci racconta del recente premio, della saga conclusa, della sua instancabile sperimentazione creativa.

Sei un giovane autore che vanta già numerosi premi. Che significato ha per te il premio “Garfagnana in giallo” per il volume che chiude la saga dell’ispettore Mazzeo?

Il Premio Garfagnana in Giallo ha ormai una storia di otto edizioni ed è riconosciuto a livello nazionale come uno dei più importanti tra i premi in ambito noir/poliziesco. Andrea Giannasi, Fabio Mundadori e Giuseppe Previti, che dirigono la giuria, hanno fatto in questi anni un ottimo lavoro. I loro nomi sono una garanzia di correttezza e professionalità. Vincere con “Prima di dirti addio” ha rappresentato per me una grandissima emozione. E’ come se fosse stato premiato, ritengo, il percorso fatto in questi con la serie di Mazzeo. E’ come se anche il “Garfagnana in Giallo” avesse voluto dire “addio” a Biagio a modo suo. E’ stata una splendida serata e un gran bell’addio.

Perchè pensi che per uno scrittore sia importante partecipare a rassegne e premi letterari?

Perché alimentano sinergie e creano legami tra gli autori, diventando occasioni di dialogo e crescita professionale. Perché in questo mestiere – così come nella vita – non si smette mai di imparare e migliorare, e sia le rassegne che i premi sono fonte di confronto e scambio. Solitamente gli autori trascorrono molto del loro tempo in solitudine davanti al pc per settimane e a volte mesi. In queste circostanze, quelle dei festival, si può esorcizzare quella sorta di isolamento forzato discutendo e condividendo le proprie esperienze di scrittura e non, aprendosi al confronto. I premi poi sono importanti perché portano l’autore a contatto diretto con i lettori, e questo è basilare, perché è dal loro entusiasmo che traiamo la forza e l’energia per scrivere; per lo meno per me è così.

Quali sono gli elementi caratterizzanti “Prima di dirti addio” a livello stilistico e di trama?

Nonostante sia una storia molto adrenalinica, ambientata in diverse parti del mondo, credo che sia al tempo stesso la storia più intimista della serie; per questo anche il linguaggio è diverso rispetto ai precedenti: è funzionale a questo tipo di storia che va a scavare nell’animo di Biagio Mazzeo, un uomo che ha perso tutto e che non riesce a trovare una ragione per andare avanti. Dal punto di vista della trama è forte l’analisi del fenomeno del narcotraffico su scala globale, e dei legami tra le organizzazioni criminali italiane e il terrorismo islamico. L’impianto rimane quello di una tragedia noir che fonde più generi diversi, tra cui l’epica e la tragedia classica, inserendole in un contesto metropolitano particolarmente oscuro.

Hai un rapporto continuo ed entusiasta con i tuoi lettori, come hanno recepito il finale dell’ispettore Mazzeo dopo una saga di tre volumi?

Probabilmente meglio di come l’ho vissuto io. Ho trascorso tanti anni insieme a questi personaggi e dire loro addio è stato soltanto apparentemente facile. Mi hanno dato l’illusione di avermi abbandonato dopo la pubblicazione del romanzo, e questa era la speranza che nutrivo, perché, per quanto ci fossi emozionalmente legato, era una parentesi che dovevo chiudere per continuare a scrivere, e a scrivere altro. Eppure, così come viene detto nel romanzo, “puoi dire addio a una persona, ma non a un fantasma”. E questa è una storia di fantasmi… Ho detto loro addio, ma loro non hanno detto addio a me, e popolano ancora la mia fantasia, e i miei incubi. Paradossalmente, i lettori hanno reagito meglio, comprendendo la scelta di chiudere, nonostante faccia loro male abbandonare Mazzeo.

Poche settimane fa è stata lanciata “Lovers Hotel”, la prima audioserie italiana scritta da te con il maestro Massimo Carlotto disponibile su Audible. In cosa consiste il progetto? Per quale pubblico è pensata?

E’ il primo esperimento di una serie audio originale  su piattaforma Audible in Italia. E’ una storia noir in 6 puntate, ambientata in una Milano oscura e ambigua, scritta insieme a Massimo Carlotto e adattata da Sergio Ferrentino; è prodotta dalla Fonderia Mercury in collaborazione con Audible e la RSI, la Radiotelevisione Svizzera Rete due. Il progetto è ambizioso e affascinante, perché si deve catturare l’attenzione dell’ascoltatore soltanto attraverso i dialoghi. Non si può fare affidamento sulle immagini e nemmeno sulle descrizioni: la trama si dipana attraverso le voci degli attori e i rumori del mondo in cui si muovono. E’ pensata per chiunque abbia voglia di divertirsi, lasciandosi andare in una storia adrenalinica, dinamica, con personaggi simpatici che forzano i confini del genere noir.

Quali sono a tuo avviso le potenzialità delle serie in modalità podcast e quali le differenze di scrittura indirizzata per questo strumento?

La differenza di scrittura è che, essendo il dialogo l’unico mezzo su cui poter fare affidamento, è necessario trovare la “voce” per ogni personaggio, caratterizzare i protagonisti attraverso i dialoghi e il modo in cui affrontano le avversità e gli snodi di trama, dando un tono preciso alla storia e cercando di non tradirlo per nessun motivo. All’inizio non è stato semplice, ma dopo qualche scena ci siamo impratichiti di questa tecnica narrativa e ci siamo molto divertiti a scrivere Lovers Hotel. Quanto al medium podcast e serie audio, credo che possano per certi versi avvicinare alla “lettura” alcune persone che per questioni di tempo o per età non hanno un vissuto da forti lettori; l’amore per le storie è una malattia, ed è una malattia trasmissibile e contagiosa. Il mezzo di contagio può essere un film, un libro, un fumetto, o una serie audio, ma una volta che si viene contagiati il bisogno di provare emozioni e sensazioni simili spingerà il fruitore in libreria o in cerca di audiolibri e serie. Per chi è già un forte lettore, invece, credo che diversificare la lettura con un audiolibro o con una serie audio, possa alimentare la curiosità, divertirlo, e riportare poi quel lettore ai libri con più freschezza e con una motivazione e una passione ancora più forti. Il libro non morirà mai, di questo ne sono certo, ma la fruizione del prodotto non potrà essere soltanto cartacea o su supporto digitale, perché la tecnologia sta cannibalizzando il nostro tempo e le nostre abitudini, e per coloro che sono nati nell’epoca degli e-book, è quello ciò che il cartaceo rappresenta per la mia generazione e quelle antecedenti alla mia. A mio parere, libri, libri digitali e audiolibri possono convivere e prosperare insieme, mentre da soli, oggi, non credo che ne avrebbero la forza. Purtroppo.

Sceneggiatore, sperimentatore, scrittore, artigiano della scrittura: prossimi progetti?

Il mio interesse più grande è quello di migliorare, garantendo al lettore o allo spettatore una qualità di intrattenimento e introspezione sempre più alta. La creatività ha bisogno di essere stimolata. Scrivere per il cinema, per il teatro, per la radio, o per i fumetti, sono tutti modi di lavorare sulla propria scrittura, con la tenacia e la meticolosità di un orafo. Ogni esperienza diversa dai romanzi, mi irrobustisce sotto il profilo artistico e narrativo, ampliando il mio bagaglio tecnico, perché ogni modo di narrare contempla dei trucchi del mestiere che si possono poi utilizzare e riversare su ambiti diversi come il romanzo, per esempio. Questo mi permette di “allenare” quotidianamente la mia scrittura, rendendola funzionale a qualsiasi storia e a qualsiasi mezzo di comunicazione. Quindi i prossimi progetti saranno esperienze che ancora non ho sperimentato e che mi possano garantire una crescita artistica e umana, così come è accaduto con “Lovers Hotel”.

Erika Pucci

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