Giovanni Bogani: le parole, il cinema, la Versilia.


12483328_10208112608003681_2096548570_nFonte: http://www.versiliatoday.it/2016/12/15/giovanni-bogani-la-vita-vista-cinema-intervista/

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Giovanni Bogani, critico cinematografico della “Nazione”, collaboratore della trasmissione di Raiuno “Cinematografo”, insegnante di sceneggiatura alla scuola di cinema” Immagina”, autore di romanzi e saggi come “Ciak si scrive!”, spettatore di migliaia di film, ha deciso di raccogliere alcune delle frasi del cinema che vivevano nella sua memoria e in quella di molti spettatori in un libro “Faccio cose, vedo gente” (Apice Libri, 2015). Attraverso il suo libro abbiamo raccontato parole, immagini, cinema, ricordi, emozioni, libri, web intessute insieme da una grande passione e sensibilità tra memoria personale e immaginario collettivo.

Il tuo libro “Faccio cose, vedo gente…” è una raccolta di parole del cinema tratte da film e suddivise per tema, attore o regista. Da cosa nasce l’idea di questo libro?

Nasce dal fatto che vedendo i film le frasi interessanti, originali memorabili ti colpiscono ma fai fatica a ricordarle, vorresti tenerle in tasca in un luogo fisico per averle a portata di mano e ripescarle. Le frasi del film sono meglio di quelle della vita, sanno raccontare con più efficacia il rimpianto, l’amore, l’amicizia, per ogni emozione ci sono frasi fantastiche: viene voglia di averle vicino per dare un nome alle cose.

Cosa ti aspetti che il lettore/spettatore trovi nella raccolta?

Che trovi un po’ delle frasi che ama ma anche delle frasi che non conosce ancora e che potrebbe amare. Nel libro ci sono frasi famosissime come “Ho visto cose che voi umani” che ormai fanno parte del parlare comune e frasi che vengono da film meno noti e portano al libro il valore aggiunto della scoperta.

Con quale criterio hai scelto cosa mettere nel libro?

Il criterio dell’amore verso queste frasi è quello che ha orientato la selezione: le frasi che mi piacevano da più tempo e che abitavano sedimentate nella mia memoria, le frasi dei grandi film che amavo anche se non le ricordavo. Sono state organizzate intorno ai temi più grandi l’amore, il rapporto con l’ al di là, con la religione, l’amicizia, i ricordi, il tempo, le donne.

Il titolo è tratto da “Ecce Bombo” di Nanni Moretti, perchè hai scelto questa frase?

Altre possibilità erano per esempio “Magda tu mi adori?” Sì” “Vedi che la cosa è reciproca” (dal film “Bianco, rosso e Verdone”), ma quella di “Ecce Bombo” mi piaceva più di tante altre perché Nanni Moretti cura molte parole, d’ altronde lo dice lui che “le parole sono importanti” (“Palombella Rossa”).

C’è una frase interessante all’inizio del libro “Conosco la vita, sono stato al cinema” legata a un curioso aneddoto narrato nel libro: che valore ha secondo te ha in un contesto di moltiplicazioni e sovraesposizioni di immagini determinate dall’avvento del digitale?

Ancora oggi il cinema ci insegna a vivere più di altri media, la vita si può imparare dalle conversazioni con amici, da facebook, dai libri. Quando ho iniziato a fare il critico cinematografico avevo l’illusione di avere un vantaggio rispetto agli altri: nei film ci possono essere tante soluzioni, nei film belli c’è una serie di segreti su come vivere. I film belli per me sono quelli che insegnano a vivere.

Il format delle presentazioni che hanno portato il libro in giro per l’Italia è stato particolare: alternanza parole/canzoni spesso con attori come Nicola Pecci: che reazione ha avuto il pubblico?

Il pubblico si annoia meno e si diverte di più. Dopo aver visto e subito tante presentazioni fatte da me e da tanti, le più belle erano quelle con un po’ di aspetto spettacolare e ho provato a rendere il libro un piccolo spettacolino il che è stato facile: le frasi erano già parta di uno spettacolo. E’ bastato cucirle insieme intervallate da canzoni dei miei film preferiti. Credo sia davvero bella pensare un dialogo basato su parole, racconti di sé, canzoni.

Copertina definitiva SOLO DAVANTILa magia del film: scrittura, scoperte, visioni e il legame profondo con la Versilia di Giovanni Bogani.

Continua la chiacchierata con il critico cinematografico tra film da vedere, consigli e ricordi legati a Viareggio.

Da insegnante di cinema quale consiglio daresti a un giovane che vuole avvicinarsi alla sceneggiatura?

Ci sono dei corsi in Toscana come la scuola Immagina di Firenze che sono interessanti per avvicinarsi al mondo del cinema e della scrittura. Il massimo in Italia è il Centro sperimentale di cinematografia di Roma che offre pochissimi posti. Altrimenti non consiglio di scrivere una storia senza aver fatto una scuola perché ci sono regole tecniche di costruzione del racconto che vanno conosciute. Molto spesso in Italia si fanno dei bei film che però non riescono a reggere le regole della narrazione: paragoniamo un bellissimo film italiano con un film medio americano che magari è meno ambizioso ma ha la capacità di tenere incollato lo spettatore, allora comprendiamo la debolezza della narrazione e nel ritmo nei nostri film. Le regole della sceneggiatura servono a non annoiare.

Di recente stai sperimentando le videorecensioni: da cosa nasce questo tentativo?

Vorrei cercare di arrivare in maniera facile a chi segue recensione: i giornali di carta ormai sono rari, nel web le recensioni sono miliardi quindi è difficile trovare la recensione affidabile, chi cerca sul web cerca con google e si prende la prima cosa proposta, le persone non vanno più direttamente sui siti di fiducia. Tutto si è frammentato, le recensioni sono tutte mischiate: quelle dell’esperto, quelle del blogger e così via. Allora ho provato a metterci la faccia. In questo mi è stato utile l’esperienza di “Cinematografo”: raccontare in modo compresso e in pochi secondi la recensione di un film. In questo modo lo posso fare con un passo che il mio.

Il tuo libro “Faccio cose, vedo gente” (Apice Libri, 2015) è un viaggio attraverso il cinema, l’immaginario collettivo, i ricordi personali. Quale film di ieri e di oggi ti legano alla Versilia che hai personalmente vissuto come luogo di vacanza fino all’adolescenza?

Mi legano due persone. Umberto Guidi (giornalista de “La Nazione” e critico cinematografico) che da sempre si occupa di cinema e Versilia come nel suo libro “Viareggio effetto cinema” e Mario Monicelli che è Viareggio. Monicelli è l’ironia più vera, la schiettezza e la lucidità dei toscani, l’indipendenza di giudizio sempre e comunque, ha fatto con notevole intelligenza film amatissimi dal grande pubblico senza mai chiudersi in una torre d’avorio. Altri sono Stefania Sandrelli e il festival “Europa cinema” che ha significato uno sguardo sulla cinematografia europea prima ancora del Festival di Venezia. Più che i film ciò che stava intorno ai film è ciò che mi lega a Viareggio. “La pazza gioia”, in gran parte girato a Viareggio, è uno dei più bei film degli ultimi cinque anni: il coraggio di fare una storia esagerata, una storia estrema e come la fa apparire nella recitazione delle attrici ne fanno un film grandissimo. E infine Renato Salvatori un “povero ma bello”, un “ solito ignoto” nato a Seravezza.

Due consigli per le vacanze natalizie: un vecchio film da riscoprire e un film in uscita.

Da riscoprire i film Tarkovsky, che aveva scelto l’Italia come terra d’esilio, perché i più poetici, interessanti, coraggiosi del secolo scorso che ora nessuno ricorda più

Film in uscita da non perdere “Paterson” (Jarmusch) che racconta di un poeta che fa il guidatore di autobus tutto quieto ce he scrive delle poesie bellissime, ha ciò che tutti vorrebbero: avere delle vite invisibili in cui si nasconde la bellezza. Da vedere anche “E’ solo la fine la fine del mondo” (Dolan) e per le motivazioni c’è…la videorecensione!

https://www.youtube.com/watch?v=cHDoj-CfeQU

Erika Pucci

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