Favole al telefono


Io ricordo “Favole al telefono”, ma non come un ricordo fisso nella mia vita, in un dato istante. Lo ricordo come un fotogramma ricorrente e virato in variabili filtri. Il primo filtro è un un ritratto in seppia del libro di Rodari, il mio secondo libro nella carriera di lettrice. Allora ero settenne, e molto fortunata: insegnanti e madre mi hanno trasmesso un grande amore per la lettura, anche attraverso Rodari. Era estate, e leggevo “Favole al telefono” nelle vacanze estive ( le mie prime vacanze estive da studentessa) che mia mamma, saggiamente, aveva preso. Vacanze erano allora partire dalla grande città e stare tre mesi al mare con mamma, nonni, parenti in visita etc. Mio babbo era agente di commercio, lo sentivamo al telefono, quello a gettoni, ogni sera. Quindi per me un libro di favole che un commesso viaggiatore leggeva al telefono alla figlia  era una lettura straordinaria. Probabilmente imparai da allora a mischiare letteratura e vita, prendendo il meglio di entrambe. Amai quel libro: era scorrevole, leggero, una piuma e affettivamente legato alle mie prime lettura. E un filtro giallo solare quello con cui Rodari è comparso nelle mie lezioni da maestra quando insegnavo alla scuola dell’infanzia, ma “Favole al telefono” irruppero nella mia vita in un altro momento particolare. Per i 9 mesi della mia gravidanza ogni sera ho letto a mio figlio una favola di Rodari, di tutti i suoi libri: un telefono senza fili, un passaggio di testimone tra l’essere figli e divenire genitore, un filtro blu, assolutamente. E poi, la sorpresa, pochi mesi fa. Con i miei alunni settenni abbbiamo letto “Favole al telefono” in classe. Abbiamo studiato molto la copertina, perchè i telefoni a disco ai settenni sono sconosciuti. Della lettura fra i banchi ricordo le loro risate, il piacere della lettura, la curiosità che le storie stimolavano, la commozione, l’identificazione, il saper essere di quelle fiabe così normali e così straordinarie al contempo  e per me adulta  il senso intramontabile tra le righe di certi annedoti., un filtro effetto flou dove dal bianco e nero i bambini imparano i valori delle sfumature, e noi “grandi” anche. Ora grazie a Twitteratura ( @Tw_letteratura ) “favole al telefono” sbarcano tra le connessioni di Twitter, e so già che rileggerle così sarà un’altro fotogramma che aggiungo a questo amatissimo testo con un filtro multicolor di certo. Buone favole a tutti!BgszD_JIgAAqItj

Le istruzioni per “favole al telefono” su Twitter a cura di Twitteratura (@TwLetteratura)

http://twitteratura.it/twifavola-favole-al-telefono/

NdR in questa raccolta ho inserito i tweet ispirati dalla rilettura durante il progetto e i pensieri intorno a queste fiab accumulati negli anni di insegnamento con i bambini.

“FAVOLE DAL TELEFONO AL TW” http://beta.trytweetbook.com/book/101826 via @hiTweetbook

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