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Per
motivi didattici sto facendo una full immersion nel salvabile
del cinema italiani targato anni 80 ( fra l'altro, tanta della
crisi che oggi si descrive, anche in numerosi post, intorno alla
nostrana produzione credo affondi molte delle sue ataviche
radici nella politica cinematografica e nella politica in genere
di quegli anni).
Cosi in settimana ho visto un film dei flli Taviani, il cui
titolo per me sinceramente era solo un ricordo infantile: " Good
morning Babilonia."( 1987 )
I Taviani li avevo incontrati cinematograficamente abbastanza
presto: sempre negli anni 80 la rai ( bei tempi ) proponeva film
autoriali in prima serata e ad ogni agosto per volontą familiare
ci<< toccava>> " La notte di S.Lorenzo" di cui ho un ricordo e
un parere eccellente.
Ma stasera mi fermo su Good morning Babilonia, perchč credo che
sia stato utile almeno per me riflettere su un film molto
intenso, poetico e portatore di forti messaggi politici e di cui
forse oggi si sente un po' la mancanza.
Ma al di lą del soggetto rappresentato nel film ( la storia di
due fratelli discendenti di un'antica famiglia toscana di
restauratori di cattedrali che emigrano negli stati uniti dove
collaboreranno per le scenografie di Intolerance al fianco di
Griffith, qui in preda a una concorrenza fortissima con l'allora
conteporaneo Pastrone a cui il film rende omaggio, per arrivare
alla scoperta del cinema che in finale sarą cinema testimonianza
di guerra su un improbabile Carso ), mi piace puntualizzare gli
elementi costitutivi del film: un film ben fatto in ogni
aspetto, dalla luce alla musica, che non č mai puro commento ma
vero e proprio agente del film. Un film dove la fotografia č
importantissima e in cui le inquadrature, prese una ad una,
ricordano quadri dell'arte ottoscentesca. Fa pensare
all'esistenza di un cinema fatto con pochi soldi, ma di grande
effetto sul pubblico, non solo sul piano emotivo ma anche sulla
coscienza civile, un film dove la " favola" e il mito servono da
filtro per rendere visibile la tragicitą del vivere. Un cinema
pensato, oltre che fatto.
I registi, o comunque tutto lo staff che di fatto FA un film (
dai fonici ai costumisti e a tutte le figure che compaiono nei
titoli di coda ) intesi come costruttori di cattedrali ( in
questo caso di celluloide) per rimarcare appunto un preciso
progetto di cinema come prodotto artigianale, elevato a dignitą
effettiva di Arte. E questa metafora delle cattedrali l'aveva
formulata vent'anni prima che uscisse il film lo stesso Bergmann.
Di un cinema di questo tipo, con ragione, i due protagonisti (
specchio dei due autori) possono rispondere alla domanda " Chi
siete voi?" " Siamo i figli dei figli di Michelangelo e di
Leonardo". Un film forse talmente ben fatto che a volte risulta
strabordante. Comunque un atto d'amore per il Cinema.
Una bella visione questo film, che offre la spinta per una
riflessione sull'essenza intramontabile del cinema ancora in
grado di segnare le coscienze del proprio tempo.E non solo.
a cura di Erikal.
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