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eh ci voleva una commedia di quelle che mi fanno ridere con le
lacrime agli occhi e fanno preoccupare chi mi accompagna al
cinema per le risate nella sala.
Una commedia di quelle cosė improbabili eppure cosė vicine.
Di queste figlie, cosė progressiste e "sinistre" e sconvolte
dalla madre, dalla madre, semplicemente forte e tenera. Di
questa Spagna, molto alla Pedro.
Ma soprattutto di lei Elvira, la secondogenita, quella di mezzo,
la pseudoscrittrice impaurita prima di stessa e poi dagli
uomini, che si muove con espressivitā e disincanto e
disperazione fra i genitori, le sorelle, il lavoro che non le va
a genio, e le sue crisi di panico e il suo rapporto con la
madre, cosė simbiotico e sfuggente al contempo, lo psicanalista
con i suoi pesci, e un amore, il tutto condito con l'inevitabile
poca stima di sč e la fidanzata della mamma.
Sarā l'effetto specchio, ma questa Elvira, spontanea, sempre
combattua e comuque affascinante, mi č piaciuta molto, merito
anche della bravissima attrice almodovoriana Leonor Watling, che
ha una mimica facciale tremendamente efficace.
Gli uomini, che ci sono , si che ci sono, sono spesso distratti,
non a caso, distratti, semplicemente e drammaticamente
distratti.
Fra Praga e Madrid la commedia scorre molto frizzantemente, e
allo stesso tempo nel sorriso accarezza.
E fa guadare dentro. Per poi tornare a guardare fuori, con uno
sguardo migliore, sorridendo di sč, senza cinismo e forzature,
forse uno sguardo lucente. Il film scruta, mostra, relazioni e
meccanismi sentimentali e reattivi, senza finire mai nel
virtuosismo intellettualistico e analitico.
Una prova pių che buona di queste due registe, Ines Parės e
Daniela Fejerman, nell'antico potere catartico della commedia.
Una serata bella. Magica. Sorridente. Profonda. Insomma quella
sincronia di cose che il cinema, ancora, sa regalare.
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