" Il mio incubo è in bianco  nero, silenzioso e inappellabile dotato di un'impronta di eternità" ( Ritratto in seppia, I.Allende)

 

 

 
 

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Lost in translation ( S.Coppola , 2003 )

Avevo voglia di andare al cinema, cominciamo così.

Non di vedere un film, di riverne uno o di noleggiarlo. E’ qualcosa di diverso.

Avevo voglia del rito di andare al cinema, di strappare il biglietto, sedersi, assentarsi al buio della poltrona tra perfetti sconosciuti.

E ho scelto questo film. Perché era quello di cui conoscevo meno cose, e perché non mi piaceva la traduzione in italiano del titolo: volevo vedere quanto scalzava ( Lost in traslatino è divenuto l’amore tradotto ).

Ed ho trovato, una pellicola delicata e molto umana, come purtroppo non se ne vedono più molte.

E’ tutto un intreccio, tutta una fotografia, tutto un insieme di dialoghi che stanno sospesi su quella terra di nessuno e di tutti che può essere la (in)comunicabilità tra lingue differenti, l’interazione tra due culture molto lontane, l’approdo di due persone che provengono da due situazioni diametralmente opposte su un terreno comune. Ed è una sensazione molto bella e ben resa. Sarà che poi mi piacciono questi tipi di rapporti, che restano indefiniti, senza parole a contenerli, che sono più di un’amicizia, ma qualcosa di diverso dall’amore. E sarà che capita davvero che le storie che più lasciano il segno siano proprio quelle così, l’incrocio momentaneo e intenso e indefinito con un’altra persona, che magari non si rivedrà mai più, con cui però si è camminato per qualche passo insieme e vicino, qualche passo che poi ci si rende conto che era indispensabile. Mi è piaciuta molto tutta questa “ sospensione “ e non solo nella relazione tra i due protagonisti, per cui magari avrai omesso il bacio finale: bastava quell’abbraccio a saldare un epilogo aperto, ma è solo un dettaglio.

E mi è piaciuta molto anche la fotografia, o forse semplicemente Tokyo con le inquadrature ben fatte che insistevano sulle insegne scritte in giapponese, il contrasto tra gli enormi grattacieli e i giardini zen, per certi dettagli inquadrati ricordavano alcune sequenze di “ Viaggio a Tokyo” che mi pare citato alla TV in albergo, insieme alla nostrana “ Dolce vita.” E infine bravissimi gli attori, Bill Murray e  Scarlett Johansson, soprattutto quest’ultima che non conoscevo ma che di certo mostra notevoli doti espressive e interpetrative. Infondo cercavo proprio un film”  che mi lasciasse una scia dolce-amara, che lasciasse il segno anche dopo la visione”. Infondo cercavo proprio questo film J

A cura di Erikal.

 
     
 

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