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Come se
non bastasse il rosso sangue di labbra incandescenti a lasciare
tracce sospese sull'orlo di stridenti bicchieri, abbandonati
dopo il tempo di un sorso in bar così afosi da trasudare
addosso.
Addosso
mentre ci si porta quell'incantata voglia di esserci. Nonostante
tutto. Nonostante tutti. E vedere nel mare che viene incontro
nel tempo di una traversata da un'isola all'altra, vedere ecco
il fremito prima del calcio del rigore, quello più importante,
quello con se stessi. Io non canto di orme impresse ma di parole
che sperano di essere qualcosa in più di un vacuo istante
rumoroso che a volte le mie dita timorose legano. Almeno perché
non siano perdute le risate delle stelle, i bagliori degli
occhi, e tutte le canzoni in fila e in ordine sparso che
ciascuno porta tra un passo e l'altro, la sensualità di una vela
ebbra di vento.
Sembra
quasi di volare, di sopraelevarsi malgrado i freni non siano ben
oleati, malgrado la valigia rischi di scoppiare prima o poi. Io
non rimpiangerò le albe che non ho vissuto perché le potrò
immaginare, ogni volta a modo mio, io non rimpiangerò l'odore e
il calore di certe notti che fanno sentire vivi immersi nella
reciproca carne, perché sono parte di me e nessuna pagina per
quanto umida di deliri e allucinazioni, sarà perduta.
Niente di
tutto ciò. Godrò ancora e ancora di ciò che ho potuto
assaporare, a volte con leggerezza a volte troppo dentro, quasi
in apnea. Ancora sbatteranno i miei occhi ai piedi di una
piccola chiesa bianca, di fronte alle case azzurre, mentre il
mare scolpisce ambiziosi granelli, ancora respirerò a fondo
quell'attimo che chiamiamo tramonto, che impiega un giorno per
arrivare, che impiega pochi secondi per spegnersi all'orizzonte
incendiando i più glissati pensieri. Fremendo, evitando
caledioscopici pensieri, mi sento viva. E ricorderò allora di
aver visto il raggio verde comparire fra cielo e mare, così
distrattamente una cosa sola, come le cose più belle che
accadono quando meno te le aspetti: nessuna promessa, solo la
certezza di soli senza disperazione, anche nel sale, senza
disperazione, perché di certo nessuna unghia potrà strappare
quel che c'è nel mio cuore e che è scritto tra le luci del viso,
pronto ad accogliere anche la più lunga della notte, preludio di
un' inevitabile alba, nota su nota .
( Forio
di Ischia, 29-08-2003 )
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