IIn un momento sono sfiorite le rose: i petali caduti perché io non potevo dimenticare le rose... ( D. Campana )

 
 

 

 
 
 
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L'isola blu

 

E allora mentre attraversava il mare vide all'orizzonte l'isola, di poche case e tante persone. Ascoltava la rotta fendere le onde e le onde allargarsi intorno come lo squarcio di un attimo inafferrabile.
Si rallegrava del sole che semplicemente splendeva e della sua pelle che lentamente si stava impregnando di salmastro.
La tristezza senza consolazione era un piccolo angolo buio.
Allora in quei giorni le parve quasi di sfiorare il paradiso.
Ricominciò a pensare: un'isola blu, su un'auto blu, in un mare blu...
E ogni tanto sfiorare il paradiso, per poi tornare giù ed accorgersi che il paradiso è quello con la terra sotto i piedi. Basta sentirlo.
Di onde infrante.
Di abissi sfidati.
Di sabbia in angoli impensati.
Di lenzuola odorose.
Di schiume al sandalo.
Di dita che affettano frutta polposa.
Di mani intrecciate, senza chiedere spiegazioni.
Di vita vissuta senza chiedere scusa.
Di scatti fotografici in movimento.
Di svegliarsi e addormentarsi volendo sempre quello sguardo al proprio fianco.
Di sorprendersi quando proprio non lo cercavi più.
Forse era questo anche questo l'amore.
Ecco, tutte queste cose passavano sul suo viso, sulla sua pelle, sulle sue dita, sui suoi anni, sulle sue collezioni di attimi. Pensava: necessario per farsi scolpire dalla vita, come un blocco di marmo dove lentamente lo scalpello a volte doloroso dei giorni traccia il contorno di un'opera con forma e bellezza.
A volte le cose non vanno come devono.
Altre volte le cose non sono come sembrano, anzi..quasi mai.
Alla fine di questo ennesimo viaggio che ho concluso posso dire che le parole sono finzione, ma la loro verità è più vera del vero stesso ed è in questa tensione che si tende l'esistenza come una corda di violino e basta una carezza per suonare.
Ma anche queste non sono che parole.Allora forse la parte più vera sono i corpi, perchè godono senza filtri, soffrono senza filtri.
Non c'è il pensiero ad arginarli perchè loro, i corpi, non hanno bisogno di parole. Sono i priveligiati vincoli verso il mondo, amplificatori e canali di ricezione.
Ed ecco allora le parole servono solo per fermare queste onde invisibili che essi trasmettono.
Ed io resto qui, a sentirmi viva perchè le dita battano sui tasti, prima ancora che per le parole che sullo schermo restano in attesa della successiva...Ed io resto qui in attesa e a guardare le parole altrui, capriole dell'esistere che a volte intersecano la mia scia, non compagni di viaggio, ma aerei, un pezzo di cielo insieme. Mentre i piedi partono, nuovamente in terre ancora vergini eppure già vissute

 

 
   
 
       
 

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