IIn un momento sono sfiorite le rose: i petali caduti perché io non potevo dimenticare le rose... ( D. Campana )

 
 

 

 
 
 
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Una volta c'erano gli angeli

Una volta c'erano gli angeli. Una volta. Aggiunge sempre dopo un mio amico.
E se gli angeli c'erano forse vero anche che stavano nella Biblioteca di Berlino per ascoltare i pensieri degli uomini: parole fatte di silenzio.
E se fossi un angelo non una, ma dieci, cento, mille volte avrei tirato via la corazza per un istante di umanità che è suono, pelle, occhi, visibilità, tocco, respiro, sapori.
Il sapore di un fragola. Per esempio.
Allora mi viene in mente anche il colore del grano, la luce dei girasoli, il suono delle onde, l'odore della notte, le ali dei gabbiani, la sabbia tra le dita, le urla carezzevoli del vento.
Che fanno sentire così APPASSIONATAMENTE vivi da rendere l'istante eternità.
E allora non importerebbe avere ali di angelo per toccare le stelle. Capiterebbe persino che in uno sguardo ci fosse una pioggia di stelle tanto da poterle toccare, e sembrerebbero allegre, anche quelle cadenti.
Una volta c'erano gli angeli, adesso ci sono mani e colori e un'anima che ogni tanto dipingendoli, quasi gli dà la corporeità del desiderio.
Ogni tanto, precipitando nel più dolce dei mari.

 

 
   
 
       
 

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