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Io
catturo sguardi e dallo sguardo che ho sul mondo nascono i
pensieri. Gli occhi sono il primo luogo di scambio silenzioso e
nell' inquadratura non c'è differenza, come dice il protagonista di
Vaniglia " L'alba e il tramonto sono la stessa cosa vista da due
punti differenti. " Credo che lo sguardo sulle cose alla fine
crei le cose, diversamente, e che quindi sia l'essenza stessa dell'esistere.
Penso anche che spesso un'immagine in effetti valga più di mille
parole. E a volte vanno lasciate libere.
La mia infanzia odora anche di liquidi chimici per lo sviluppo
manuale delle pellicole. Il mio studio adulto ricorda una frase
su due film di Antonioni, a cui il titolo di questa sezione
si ispira: tra " Blow up " a " Professione reporter " c'è un
passaggio, o Il passaggio. Dalla sguardo critico alla critica
dello sguardo ( L. Cucco " La questione dello sguardo e altri
saggi ). E io sono in questa sospensione, nei miei viaggi e nei
miei occhi. A dire il vero, crescendo, mi sono accorta che penso
per immagini e nel mio lavoro è il mezzo di comunicazione
principale, e alla fine anche nel mio studio e persino nel mio
scrivere. Non sono una
professionista, ma le mie fotografie le amo molto. Sono anche
esse il mio archivio in pixel e negativi degli istanti e delle
emozioni, sebbene poi, molte cose dei nostri giorni e delle
nostre notti, sfuggono alla pellicola più sensibile. Esistono
cose per cui non bastano nè parole nè immagini. Allora non resta
che viverle, magari viaggiando. Perchè non è importante la meta,
ma il cammino.
Ai miei professori di Cmt, per avermi
insegnato a avere coraggio nel guardare e nel guardarsi. A mia
nonna, maestra dello sguardo nel cuore.
Buon viaggio, a tutti...
Erikal. |