Alessandro Bogliolo, intervista su coding, didattica, innovazione


 

ale-bn-5

Fonte: http://www.versiliatoday.it/2016/12/05/alessandro-bogliolo-coding-la-scuola-2-0/

“Coding in your classroom, now!”: motivazione, complicità, condivisione, entusiasmo, sfida, democrazia in un libro.

Il professore Alessandro Bogliolo, autore del libro, racconta il coding, il rapporto con i lettori, le prospettive future in occasione dell’ “Ora del codice”

“Coding in your classroom, now!” (Giunti editore) è un libro uscito nell’agosto 2016 del professore Alessandro Bogliolo, docente di informatica presso l’Università di Urbino e coordinatore e ambasciatore della Settimana della programmazione. In occasione dell’ “Ora del Codice” che si svolge dal 5 all’11 Dicembre in tutto il mondo, gli abbiamo rivolto qualche domanda in merito al libro, al coding, al rapporto tra competenze digitali e futuro per i giovanissimi.

Il libro “Coding in your classroom, now!” è stato accolto con grande entusiasmo: che cos’è il coding?

Al termine coding do un significato che va oltre la traduzione letterale del termine: intendo l’applicazione didattica e ludica dei principi base della programmazione per contribuire in modo trasversale e naturale allo sviluppo del pensiero computazionale. E’ capacità di individuare e rappresentare la soluzione ad un problema come concatenazione di passi elementari. I programmatori devono farlo per scrivere programmi che possano essere eseguiti da un computer o dal nostro smartphone. Oggi esistono strumenti di programmazione visuale che consentono a chiunque di giocare con la programmazione, componendo blocchi colorati che rappresentano semplici istruzioni come tessere di un puzzle. Le tessere possono essere composte seguendo gli incastri e il loro effetto può essere immediatamente sperimentato. Lo stesso paradigma può essere applicato per guidare il personaggio di un videogioco, per muovere un robot, per inventare un nuovo programma, o per descrivere in modo rigoroso un’attività che noi stessi facciamo. C’è una consapevolezza diffusa dell’importanza della programmazione come competenza chiave per lo sviluppo socio-economico e soprattutto sta maturando una consapevolezza ancora più forte dell’importanza che ha il pensiero computazionale per la formazione e la crescita individuale.

Qual è stata la motivazione principale che l’ha spinta a scrivere questo libro?

Mi occupo della diffusione del pensiero computazionale da anni, ma è da gennaio di quest’anno che ho avuto la straordinaria opportunità di conoscere migliaia di insegnanti attraverso un semplice corso online, un cosiddetto MOOC, che ho lanciato per offrire supporto a chi volesse sperimentare l’applicazione del coding in classe. Si è creata immediatamente una vera e propria comunità di pratica dalla quale mi sono lasciato guidare ben oltre gli obiettivi che mi ero prefissato iniziando il corso. L’esigenza di scrivere il libro è nata proprio dalle tante suggestioni che ho ricevuto, dai bisogni che ho percepito e dalle riflessioni che ne sono scaturite. Ho sentito l’urgenza di fissarle sulla carta per metterle in ordine e per renderle più fruibili: ho scritto il libro di getto appena terminata la prima edizione del corso.

Fin dall’inizio il testo si caratterizza per il tentativo di instaurare un rapporto personale con il lettore, aspetto atipico e di profondo spessore per un libro divulgativo. Che importanza hanno per Lei i lettori e che ruolo strategico possono rivestire nella diffusione del coding?

Ho deciso di scrivere il libro in maggio, a giugno era pronto: è come se dopo l’ultima lezione online non avessi smesso di parlare. Ho trasposto su carta il tono colloquiale che mi era risultato naturale adottare durante il corso online. Per darLe l’idea torno all’inizio: quando il 25 gennaio ho fatto il primo collegamento in diretta non ha funzionato nulla perché i partecipanti erano migliaia e la piattaforma non era fatta per una fruizione sincrona. Quindi ho dovuto fare cose completamente diverse da quelle previste e quello che poteva essere un fiasco ha contribuito a creare il senso di appartenenza ad una comunità di apprendimento la cui dimensione e la cui forza erano immediatamente tangibili. La comunità aveva “rotto” la piattaforma ed era più fiera che delusa: aveva dimostrato che lo piattaforma era solo uno strumento e poteva essere aggiustato grazie al lavoro di persone (lo staff di EMMA), anche loro da subito percepite come parte della comunità. Ho scritto il libro immaginando lo stesso rapporto con il lettore, anzi sentendo di poter andare ancora oltre grazie alla maggiore intimità che ciascuno di noi instaura con il libro che legge. Benché si parli di coding, il libro assomiglia più a una lettera che a un manuale.

Il libro utilizza un linguaggio semplice e accessibile, i contenuti alternano suggerimenti per un primo approccio al coding e attività pratiche da provare: a chi si rivolge il libro?

Mi rivolgo a chiunque desideri avvicinarsi al coding in modo accogliente e non escluda di poter conoscere qualcosa di nuovo da condividere. Il linguaggio che uso è un po’ come il formato che ho scelto: accessibile, maneggevole, tascabile, stropicciabile. La comunità di pratica da cui è nata l’esigenza del libro è composta prevalentemente da insegnanti, ma non serve essere docenti per avere voglia di condividere ciò che si conosce. Mi piace pensare che le attività proposte nel testo possano essere svolte in famiglia o tra amici, come in classe, ma prima ancora per proprio conto, per gioco.

Perchè è importante introdurre il pensiero computazionale a scuola?

Se si ha la chiara percezione che una cosa sia utile occorre fare del proprio meglio perché sia messa a disposizione di tutti. Il coding ci offre uno strumento in più per comprendere a fondo la struttura dei problemi e le soluzioni per risolverli, inoltre ci offre anche nuove possibilità di espressione e di crescita personale, strumenti in più per realizzare le nostre idee. Tanto in Europa quanto in America e nel mondo il pensiero computazionale è oggetto di vere e proprie campagne di alfabetizzazione funzionale. E’ una questione di democrazia. Sono sempre stato convinto che la scuola sia il luogo naturale dove fare alfabetizzazione ma da quando ho visto cosa possono fare gli insegnanti con il coding in classe ho scoperto che c’è molto altro: motivazione, complicità, condivisione, entusiasmo, sfida. Elementi che fanno bene alla scuola e che ho constatato con piacere e meraviglia che il coding è in grado di scatenare.

coffeecover

Dal 5 all’11 Dicembre gli studenti avranno la possibilità di partecipare all’ “ora del codice”: cos’è?

Si tratta della campagna di alfabetizzazione lanciata in America da code.org, alla quale l’Italia ha aderito fin dal primo momento a livello istituzionale con l’iniziativa Programma il Futuro. Come la settimana europea del coding, che si è svolta in ottobre, anche questa è una grande occasione per avvicinarsi al coding. Organizzare un’attività di coding a scuola durante queste settimane è più semplice e motivante perché ci si sente parte di un grande movimento internazionale con tanti stimoli da cui prendere spunto e perché è legittimo sperimentare e cimentarsi in qualcosa di nuovo. Solo dopo averlo sperimentato ci si rende davvero conto di quanto sia facile e motivante introdurre il coding in classe.

Quali consigli può dare a chi vuole conoscere il mondo del coding?

Consiglio di approfittare del primo pretesto valido per rompere il ghiaccio nel modo che ciascuno ritiene più congeniale. Il pretesto può essere l’ora del codice, ma può anche essere la lettura di questa intervista. Come fare? Se avete un computer iniziate da code.org (vi consiglio il labirinto classico) e poi passate a Scratch appena vi viene voglia di creare qualcosa di vostro. Se vi piace la robotica e volete farvi un regalo, avete solo l’imbarazzo della scelta. Se avete solo tablet o cellulare potete iniziare da Scratch Jr o da Pocket code. Se non volete usare la tecnologia potete usare CodyRoby o leggere un buon libro… Se poi volete mille consigli, c’è la comunità di codemooc.org sempre pronta ad accogliervi.

Attraverso l’attività divulgativa e di formazione quotidianamente altamente coinvolgenti, dimostra di credere profondamente nella metodologia del coding. Quali sono motivi e aspettative di questo Suo progetto?

La motivazione credo sia emersa dalla conversazione, ma la riassumo in uno slogan che ho anche scelto come sottotitolo del libro: “Il pensiero computazionale è per tutti, come la scuola!” Da sei mesi a questa parte, visto il successo del corso, la partecipazione delle scuole alle campagne di alfabetizzazione e l’attenzione del Ministero, gli obiettivi sono molto ambiziosi e le aspettative molto alte: raggiungere davvero tutti.

Concludiamo l’intervista con una previsione: le competenze acquisite dai ragazzi attraverso il coding oggi, in quali opportunità in più si potranno trasformare domani?

La familiarità con il pensiero computazionale sarà una carta in più da giocare in ogni ambito, consentirà di fare un uso più consapevole della tecnologia e, a chi lo vorrà, consentirà di intraprendere studi e carriere in ambito informatico come nessun’altra generazione ha potuto fare fino ad ora. E’ un po’ come scrivere nella propria lingua madre. Per diventare scrittori occorrono studio, qualità e dedizione, ma farlo nella propria lingua madre è senz’altro molto più semplice ed efficace. Chi studierà informatica avendo praticato il coding da bambino si troverà ad affinare strumenti sempre più potenti per esprimere appieno e trasporre in pratica una capacità di pensiero computazionale innata. C’è un’altra previsione che mi sento di fare: grazie all’introduzione del coding a scuola, la decisione di intraprendere professioni tecnico scientifiche sarà più consapevole e non più condizionata da stereotipi di genere.

Erika Pucci

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *